Breve biografia di Natale Montillo


Le interpretazioni nei suoi film
Natale Montillo
nei suoi Film.
Breve rassegna dei ruoli da lui interpretati nelle sue pellicole

Ugo Gregoretti
intervista
Natale Montillo
durante un servizio giornalistico di costume su Castellammare di Stabia

intervista su Castellammare

        Natale Montillo, regista, produttore, sceneggiatore, scenografo, attore e quant'altro si mettesse o potesse fare lo avrebbe certamente fatto per vocazione, non certo per tecnica, soltanto per una genuina sensibilità d'animo che efficacemente ritraeva il mondo circostante per restituirne intatti i valori, le passioni e il dramma quotidiano della vita. Il tutto mosso da un'intelligenza sagace, perseverante ed utilitarista che è propria di chi ha avuto modeste origini ed ha costruito il proprio genio senza l'ausilio dei mezzi d'istruzione e perciò pragmatico, fortemente intriso del mondo reale. Frutto di questo modo di percepire il reale sono senza dubbio il buon numero di aforismi e di adagi che spesso non tralasciò di mettere sulle labbra dei propri personaggi, e che, per la loro immediatezza e semplicità, riscossero ovvia popolarità.







Calamita d' oro (1949)

Franca Marzi, Piero Palermini

Una vita turbolenta la sua, che non poco dovette impressionare la tranquilla cittadinanza di Castellammare, la quale, risvegliatasi appena dai tristi e duri ricordi della seconda guerra mondiale, veniva proiettata, come tutta l' Italia del resto, verso gli anni del boom economico anche attraverso il mondo di celluloide: ancora oggi chi lo ricorda lo descrive con quella caratteristica aurea che accompagna chi ha lasciato una profonda traccia di sé.
 Una vita dura. Fatta di scelte coraggiose e di circostanze dove battersi contro la fame e l'indigenza era regola giornaliera, la stessa vita che negli ultimi tempi gli aveva fatto raggiungere una invidiabile posizione di prestigio ma, come lui stesso soleva sottolineare con orgoglio, aveva avuto un inizio modestissimo, incline a compiere i lavori più disparati nonché ad essere protagonista di numerosi episodi a loro modo memorabili.

Napoli eterna canzone (1950)

Dante Maggio, Franca Marzi,
Paolo Carlini, Natale Montillo

Curioso fu quello che lo vide erroneamente ritenuto disperso al termine della guerra 1915-1918. Infatti, tornato a casa nel '20 dalla prigionia germanica, trovò con sorpresa che il suo nome era stato inciso sulla lapide dei Caduti nell'Ara Pacis della Cattedrale. Ritenne che fosse di buon auspicio, ed il suo nome è rimasto là, dove si trova tuttora. Aveva allora 23 anni.

Luna Rossa (1951)

Ugo D'Alessio, Marga Cella,

Beniamino Maggio


Erano tempi duri per tutti, ma lui non ebbe esitazione. Dopo aver fatto da cameriere presso il bar della stazione delle FF. SS., e da garzone di panificio, impiantò una botteguccia di panetteria in proprio, al Carmine, e qui, forte dell' esperienza di cucina acquisita sotto le armi in Germania, ebbe il suo primo lampo di genio: studiò ed inventò la brioche. Essa nascendo a metà strada fra il pane e il dolce, riscosse largo consenso e fortuna tra studenti, operai, e fra quanti intendevano far colazione con appena 2 centesimi. Ma fu anche la fortuna di Natale Montillo, il quale nel 1925 (si era sposato l'anno prima con la S.ra Emma Raggi), con questa sua creazione reclamizzata con larghissima e fertile genialità guadagnò in un anno ben 50 mila lire! Gli nacque anche il primo figlio, Renato, e fu il solo, perché altri quattro gli morirono in tenera età.



Rosalba, la fanciulla di Pompei
(1952)
Natale Montillo, Silvana Muzi, Roberto Risso

 Nel 1930 cominciò ad interessarsi del cinematografo, attività ancora timida ed incerta, ma che egli riteneva di sicuro avvenire. La sua prima sala, il Cinema Corso, era a quei tempi un circolo ricreativo cattolico e nonostante la crisi economica, che a Castellammare aveva tra l'altro provocato l'estinzione dei cinematografi esistenti, Natale Montillo ne rilevò i locali con l'aiuto di un socio, impiantandovi appunto il cinema. Nel 1931 tornò alla ribalta il Cinema Savoia (oggi Supercinema), dapprima sito in Villa Comunale e poi costruito ex-novo, al Corso Vittorio Emanuele. Si crearono, così, i presupposti per una durissima concorrenza e Montillo, per svegliare a proprio favore l'interesse degli stabiesi, si servì delle mattinate, proiezioni cinematografiche che avevano luogo al mattino dei giorni festivi, dove per sei soldi, a ciascun spettatore oltre al biglietto d'ingresso, veniva offerta una "brioche", naturalmente da lui stesso prodotta, ed un palloncino!

Con simili premesse, si può immaginare come si sia conclusa la lotta fra i due cinema: nonostante il Corso disponesse di appena 350 posti, contro i 750 del Savoia, nel 1934 quest'ultimo entrò in crisi, ed egli, privatosi del socio, lo rilevò in fitto fino all'anno successivo, passando poi ad acquistarlo definitivamente nel 1937. L'anno dopo fu costruito il cinema Dopolavoro della Marina Militare (oggi Nazionale), mentre Montillo non conosceva soste, nell'organizzare spettacoli di rivista sugli stabilimenti balneari del Lungomare ed alle Antiche Terme Stabiane. Furono anche i tempi dei suggestivi lanci pubblicitari di film celeberrimi, come Mata Hari, La Regina Cristina, Il segno della Croce, Come tu mi vuoi, Velo dipinto, Catene; si pensi che per reclamizzare il film "King Kong", proiettato nel 1938, arrivò a far costruire un gigantesco mostro di carta pesta alto quanto un secondo piano!
Cessate le ostilità del secondo conflitto mondiale durante il quale, anche a causa dell'embargo ai film americani, Castellammare venne a disporre di un solo cinema, il Savoia, il cui nome, nonostante Montillo non avesse mai voluto essere fascista rifiutando, in seguito, anche l'iscrizione ai successivi partiti democratici, per le violenze di una teppaglia di facinorosi, dovette essere cambiato in quello di Supercinema. Nel 1946 si aprì l' Italia il quale ebbe però, vita breve, mentre nel '48 riaprì i battenti il Dopolavoro M. M., con gestione privata e col nome di Nazionale.
A Questo punto Natale Montillo diede il via ad un nuovo capitolo della sua straordinaria esistenza, quello dell'attività cinematografica nelle vesti di produttore, e, assai spesso, anche in quelle di attore, di regista, di sceneggiatore nonché di autore del commento musicale.
(1951)

Il 1948 fu l'anno della sua partecipazione alla produzione di Madunnella. L'anno seguente seguì Calamita d'oro, film che segnò anche il lancio sugli schermi di Beniamino Maggio; distribuito dalla Titanus, con ottimo successo di pubblico, il film consentì a Montillo di acquisire vasta esperienza nel difficile mondo del cinema. In quel tempo  fondò la S.A.P. Film, la sua casa di produzione, il cui acronimo significava: SOCIETA' ARTISTI PARTENOPEI. Ma, devoto com' era, lo stesso acronimo aveva per lui una lettura diversa: SANT' ANTONIO PROTEGGIMI "dai pescecani romani" come lui soleva ricordare.Nel '50 realizzò Napoli eterna canzone, interprete Paolo Carlini, rimanendone in parte deluso, mentre grosse soddisfazioni gli diede nel '51 Luna rossa, tratto liberamente dalla canzone omonima, con Renato Baldini film che per la prima volta portò il genere tipico napoletano in ogni angolo della penisola. Vale la pena a questo punto di raccontare un aneddoto inerente l'uscita nelle sale di questo film. Ebbene, in periodi in cui la televisione non era ancora stata commercializzata (almeno per quello che concerne l' Italia), e la radio non aveva sicuramente conosciuto l'attuale livello di diffusione, accadeva che numerosi avventori acquistassero il biglietto per entrare in sala solo nel punto in cui la colonna sonora dava spazio alla voce di Claudio Villa per interpretare la canzone che dava il titolo al film.
La Sposa (1957)
Carlo Giuffré, Irene Tunc

Nel 1952, fu la volta di Rosalba, la fanciulla di Pompei, interprete Roberto Risso, che superò ogni precedente record di incassi. Nel '53 realizzò Balocchi e profumi, costruendo subito dopo, con i proventi della produzione, il Cinema Teatro Montil. Inaugurato nel '54, con i suoi duemila posti si poneva tra le più importanti sale cinematografiche del meridione, mentre per l'innovazioni tecniche ed architettoniche, il progetto del prof. Amodio della Università di Napoli, poteva competere con quanto di più moderno l'ingegneria del tempo potesse suggerire (fu ad esempio il primo cinema in Italia ad avere un loggione di grandi dimensioni costruito in una sola campata senza l' ausilio di pilastri o colonne).
Esso fu costruito anche perchè Natale Montillo voleva "finalmente" lasciare un' opera tangibile nella sua città. In quegli anni vi furono ospitati i maggiori complessi di rivista italiani. Arrivarono volti famosi dello spettacolo ed altri che lo sarebbero diventati di lì a poco: Macario, Vianello, Taranto, Giuffré ed altri ancora calcarono in quel tempo le scene del Cine-Teatro Montil.

Natale Montillo, Nino Taranto

Nel '57 Montillo diede luogo alla sua ultima produzione cinematografica con il film La sposa. Nel '59, infine, concludendo la sua carriera di produttore cinematografico anche per motivi di salute, avviò ancora una nuova iniziativa. Con la caduta di tono del genere della "rivista", lo spazio dedicato al teatro all'interno del fabbricato poteva essere drasticamente ridotto. Egli infatti ne trasformò l'ala sud, già destinata per ospitare i locali di supporto al teatro come camerini e sale di prova, in albergo e ristorante, tuttora in pieno esercizio, inventandosi, prima di lasciare questo mondo nel 1965, ancora una volta un nuovo lavoro... o un nuovo personaggio come forse è meglio dire.
Già, perché proprio come un attore che con il suo genuino entusiasmo, con la forza di un cuore aperto e generoso e soprattutto con un amore grande e sconfinato per le sue origini, dà sostanza al suo personaggio, così Natale Montillo fu veramente padrone di se stesso e dei ruoli che nella vita ha voluto interpretare.






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